🏡 Nel bilancio comunale 2026-2028, con un emendamento approvato all’unanimità dal Consiglio comunale, trova spazio anche un fondo da 20 mila euro per “Rho città universitaria – studentato diffuso”. Non è tanto la cifra in sé a colpire, quanto la priorità politica che rivela: mentre si apre un canale dedicato agli studenti fuori sede, il bisogno abitativo dei residenti continua a non trovare una risposta all’altezza.
👎 Nel capitolo che dovrebbe sostenere il diritto alla casa, il Comune stanzia, per il 2026, 573.282,46 euro di spesa corrente e appena 406,55 euro di investimenti. Le voci più pesanti sono 105 mila euro per la morosità incolpevole e 395.444,96 euro per gli assegnatari SAP in difficoltà economica: misure utili, certo, ma che intervengono quando il problema è già esploso. Tolte queste poste, restano circa 72 mila euro, destinati soprattutto al potenziamento dell’agenzia per l’abitare e a un ulteriore sportello a Lucernate. Troppo poco per parlare di una politica strutturale sull’abitare.
🏗️ Anche il programma dedicato all’edilizia residenziale pubblica conferma questa impostazione: si investe soprattutto su riqualificazione energetica, recupero edilizio e rifunzionalizzazione del patrimonio esistente. Non si vede invece una scelta netta per aumentare l’offerta di case popolari o di alloggi a canone calmierato per residenti, giovani del territorio e nuclei sotto sfratto.
📉 Nella stessa direzione va anche il piano di alienazione degli alloggi comunali 2023-2026, che prevede la vendita di 19 alloggi per un valore complessivo di 1,4 milioni di euro: ad oggi ne sono stati effettivamente venduti 3 per poco meno di 230 mila euro. La scelta di vendere il patrimonio ERP dice molto della volontà politica della maggioranza di centrosinistra che governa la città.
🏠 Se l’amministrazione comunale vuole davvero rispondere all’emergenza abitativa, la priorità è destinare lo Steccone a case popolari, non a studentato. I posti letto temporanei non risolvono il problema di chi vive e lavora a Rho tutto l’anno.
👎 Nel 2025 le domande di case popolari sono state 878. Nel Piano triennale dell’offerta abitativa 2026-2028 l’intero Ambito rhodense prevede di mettere a disposizione solo 132 alloggi popolari (SAP) in tre anni. Per il Comune di Rho questo si traduce in 20 alloggi SAP comunali e 15 SAP ALER: un volume di assegnazioni che si attesta mediamente su poco più di una decina all’anno.
⛺ Questo squilibrio rende inevitabile usare ogni spazio pubblico disponibile per garantire un tetto sopra la testa a persone e famiglie. E invece il patrimonio si riduce: il programma comunale di alienazione di edilizia pubblica 2023-2025 ha previsto la vendita di 19 alloggi comunali. Di questi, uno è già stato venduto a dicembre 2025 e 4 sono stati aggiudicati all’asta, in attesa di perfezionare i passaggi di proprietà.
‼️Ribadiamo la necessità di una risposta efficace all’emergenza abitativa: Steccone per edilizia residenziale pubblica, stop alle dismissioni, e uso sociale dello sfitto privato per alloggi a canone calmierato.
🎓 Il Comune di Rho con il convegno “Una casa per chi studia, una città per crescere” ha rilanciato l’idea di “Rho città universitaria”. Un’espressione che suona moderna, attrattiva, dinamica. Ma dietro le parole occorre guardare la sostanza. La cosiddetta “città universitaria” rischia di essere solo un nuovo nome per la “città vetrina”: una città pensata per chi arriva, consuma e riparte, più che per chi la abita tutto l’anno. Una città che misura il proprio successo in posti letto temporanei invece che in diritti garantiti.
🙋 Per i rhodensi la priorità non è moltiplicare formule di ospitalità, ma riuscire ad avere un tetto sopra la testa a condizioni sostenibili. La discussione sullo studentato diffuso non può diventare un alibi per spostare il baricentro delle politiche pubbliche dall’abitare stabile all’accoglienza temporanea. I numeri forniti da Regione Lombardia mostrano che l’offerta di posti letto per gli ipotetici studenti in arrivo Rho esiste già, ed è in crescita.
🏠 Oggi sono 1.853 i posti letto complessivi in ambito extra-alberghiero. Tra il 25 settembre 2025 e il 10 febbraio 2026 con il miraggio delle Olimpiadi le strutture sono passate da 389 a 413, mentre i posti letto sono cresciuti da 1.713 a 1.853. Una crescita trainata soprattutto da “case e alloggi privati”: abitazioni residenziali sottratte al mercato ordinario e convertite in ricettività.
👎 Il problema è evidente. Ogni casa trasformata in stanza per soggiorni brevi è una casa in meno per chi cerca un affitto stabile. Gli affitti brevi competono direttamente con il mercato ordinario: riducono l’offerta, aumentano la pressione sui canoni, rendono più fragile l’equilibrio sociale e arricchiscono i soliti noti. Se davvero si vuole attrarre studenti, si utilizzino prima le strutture extra-alberghiere già esistenti, senza erodere ulteriormente il patrimonio abitativo residenziale. Non si può chiamare “città universitaria” un modello che continua a drenare case dal lungo periodo.
📣 Nel frattempo, i dati ufficiali del Piano triennale e annuale dell’offerta abitativa dell’Ambito del Rhodense parlano chiaro: nell’ultimo anno 878 famiglie hanno presentato domanda di alloggio popolare. Nel triennio 2026–2028 sono previsti solo 132 alloggi SAP su tutto l’Ambito.
👉 Questo è il cuore della questione. Non la retorica dell’attrattività, ma il diritto all’abitare. Le risorse pubbliche devono concentrarsi su edilizia residenziale pubblica, recupero del patrimonio inutilizzato, regolazione degli affitti brevi e strumenti che garantiscano stabilità alle famiglie. Una città giusta non si costruisce moltiplicando le camere temporanee, ma garantendo case stabili.
✊ Rho non ha bisogno di un nuovo slogan. Ha bisogno di una politica abitativa che metta al centro chi la vive.
Questa mattina attivist* per il diritto alla casa dello Sportello Sociale di SOS Fornace e della campagna RiAbitare hanno esposto lo striscione “Rho is not for rent” davanti all’Expo Residence di via Pace 23 a Rho, struttura ricettiva che oggi è adibita all’ospitalità di breve periodo.
L’azione denuncia pubblicamente la turistificazione del territorio legata all’”economia dell’evento” che da Fiera ad Expo fino alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina sta trasformando sempre più case di Rho in strutture ricettive. L* attivist* hanno spiegato le ragioni della protesta ai passanti speakerando al megafono e mostrando cartelli con slogan contro la desertificazione sociale di una città sempre più a misura di turista e non di abitante, e contro uno spazio urbano ridisegnato dalla rendita e dai profitti a scapito dei bisogni dei prori abitanti.
Bnbook, che gestisce l’Expo Residence, propone servizi di gestione per mettere a reddito immobili e promette ai proprietari un guadagno “maggiorato dal 35% al 50%” rispetto all’affitto tradizionale. L’edificio di via Pace è stato costruito nel 2007, avviato con affitti tradizionali e poi convertito alla ricettività con Expo 2015. A Rho Bnbook gestisce anche un altro residence, con una decina di unità, e 25 altri appartamenti. Complessivamente gli alloggi in gestione a Bnbook sono 180.
A Rho i posti letto extra‑alberghieri (1.713) superano quelli alberghieri (1.241) e, dentro l’extra‑alberghiero, il blocco “Case e alloggi privati” pesa per 1.399 posti letto. In pratica, è l’intero stock abitativo cittadino che si sta muovendo verso il breve periodo. Questo produce un effetto di sostituzione: meno case per chi vive e lavora a Rho tutto l’anno, più pressione sui canoni, più competizione per chi cerca un affitto stabile.
Expo ieri, Olimpiadi oggi: cambia il marchio, resta il modello. In queste ore, mentre partono le prime competizioni e si entra nella settimana di apertura ufficiale dei Giochi, denunciamo il legame tra “grande evento” e rendita. Quando l’orizzonte diventa l’ospite temporaneo, la casa smette di essere un diritto e diventa un asset.
L’azione di oggi si inserisce nelle iniziative diffuse lanciate dal CIO (Comitato Insostenibili Olimpiadi) per opporsi alle nocività olimpiche, verso le Utopiadi e il grande corteo nazionale di sabato a Milano contro le Olimpiadi più insostenibili di sempre e la città messa a profitto.
A meno di un mese dall’apertura dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, con la Fiera pronta a ospitare lo speed skating e le gare di hockey su ghiaccio, il Comune di Rho è concentrato sulla promozione del grande evento, tra iniziative pubbliche e vetrine dedicate. Ma mentre Rho si tira a lucido per mostrarsi al mondo, i dati ufficiali sull’abitare raccontano un’altra storia. Per chi vive e lavora nella nostra città, la priorità non sono i Giochi Olimpici, ma la possibilità di avere un tetto sopra la testa. Liste d’attesa infinite per un alloggio popolare, sfratti, affitti fuori portata e precarietà abitativa restano problemi strutturali irrisolti. La scintillante vetrina olimpica dura poche settimane. L’emergenza casa, invece, continuerà anche dopo che lo show olimpico sarà concluso. Ed è su questo terreno che si misura davvero la capacità di un’amministrazione di rispondere ai bisogni reali della propria comunità.
I numeri ufficiali dell’Ambito del Rhodense
Il Piano triennale e il Piano annuale dell’offerta abitativa – approvati dall’Assemblea dei Sindaci il 18 dicembre 2025 – mostrano una situazione drammatica, ulteriormente aggravata dalla perdurante assenza di politiche abitative in grado di fornire una risposta adeguata ai bisogni del territorio.
Per i circa 174.000 residenti dei nove Comuni dell’Ambito del Rhodense, il patrimonio complessivo di alloggi destinati ai Servizi Abitativi Pubblici (SAP) supera di poco le 2.000 unità (990 comunali e 1.032 di proprietà ALER). Si tratta di una consistenza di stock che non coincide con gli alloggi effettivamente assegnabili, perché include unità già assegnate o temporaneamente indisponibili. Al patrimonio SAP si affiancano 20 alloggi comunali di Servizi Abitativi Sociali (SAS) e 51 SAS di proprietà ALER, mentre l’offerta di Servizi Abitativi Transitori (SAT) è estremamente limitata (7 alloggi), pur rappresentando lo strumento principale per la gestione delle emergenze. Inoltre, siccome programmazione e assegnazioni avvengono su base d’Ambito, gli alloggi che si rendono disponibili nel Comune di Rho rientrano nel bacino di domanda di tutti i residenti dell’Ambito, non esclusivamente dei residenti di Rho.
Quante case pubbliche ci sono davvero
Per il Comune di Rho questo si traduce in 20 alloggi SAP comunali e 15 SAP ALER, oltre a 2 SAS e a un solo alloggio SAT sull’intero triennio, per un volume di assegnazioni che si attesta mediamente su poco più di una decina all’anno.
In presenza di una crescente pressione della domanda abitativa, come dimostrato dal fatto che nell’ultimo anno 878 famiglie hanno presentato domanda di alloggio popolare, nel triennio 2026–2028 l’offerta abitativa prevede tuttavia soltanto 132 alloggi SAP, 11 SAS e 7 SAT sull’intero Ambito Rhodense.
Considerando le sole domande raccolte allo Sportello Unico d’Ambito (che rappresentano oltre il 50% del totale), la quota di nuclei con ISEE compreso tra 10.140 e 16.000 euro – la cosiddetta “fascia grigia”, che non rientra nei sostegni per i più poveri ma non riesce a sostenere i prezzi di mercato – è passata dall’11,4% al 19,9%.
Il 22,8% dei nuclei ha inoltre dichiarato di presentare per la prima volta una domanda di accesso all’edilizia residenziale pubblica, segnale che l’emergenza abitativa sta coinvolgendo anche soggetti che finora avevano trovato soluzioni nel mercato privato.
Mercato degli affitti inaccessibile e patrimonio non utilizzato
A Rho le famiglie in affitto sono circa 4.500, a fronte di oltre 17.000 famiglie proprietarie. Il canone medio di mercato è pari a 9,35 €/m², sensibilmente superiore alla media dell’Ambito (7,91 €/m²), collocando Rho tra i comuni più cari del territorio.
A Rho, secondo una ricerca del Politecnico di Milano del 2020, risultano circa 1.550 abitazioni “potenzialmente disponibili” riconducibili a medi e grandi proprietari (soggetti che possiedono almeno 6 abitazioni in piena proprietà). In un contesto di affitti elevati e crescente difficoltà di accesso alla casa, la presenza strutturale di migliaia di alloggi potenzialmente vuoti a Rho rappresenta una contraddizione che richiede politiche attive di messa a disposizione del patrimonio inutilizzato.
Accordi locali a favore della rendita immobiliare
Il Piano segnala inoltre una situazione anomala sugli accordi locali per il canone concordato a Rho. Nel 2024 sono stati depositati due accordi distinti, entrambi caratterizzati da valori medi al metro quadro molto elevati. Tali importi rendono i canoni concordati in alcuni casi allineati o persino superiori ai valori di mercato. Ne deriva il rischio di affitti non sostenibili per un’ampia parte di popolazione. In pratica, lo stesso strumento che dovrebbe produrre affitti accessibili viene trasformato – anche per scelta degli attori che lo sottoscrivono – in un meccanismo che spinge verso l’alto i prezzi.
Un’emergenza abitativa sempre più strutturale
Rho non è solo città olimpica. È al centro di trasformazioni urbane già in corso: l’insediamento delle facoltà scientifiche della Statale a MIND, i progetti di “studentato diffuso” che sottraggono alloggi al mercato ordinario per destinarli a studenti fuori sede e la spinta agli affitti brevi in vista dei Giochi Milano-Cortina 2026 rischiano di alimentare ulteriormente la pressione sugli affitti e di esporre la città a nuovi processi speculativi.
Questo quadro è descritto nero su bianco da documenti istituzionali del territorio. Non è una previsione astratta: è il contesto reale in cui si troveranno a vivere, fra poche settimane, le famiglie rhodensi mentre avranno inizio le Olimpiadi invernali a pochi chilometri da casa.
Le richieste della campagna RiAbitare Rho
Alla luce di questi dati, RiAbitare Rho torna a chiedere al Consiglio comunale e a tutte le forze politiche di assumere impegni verificabili per fronteggiare l’emergenza abitativa e non semplici dichiarazioni di principio. Le richieste, già al centro di una petizione per l’uso sociale dello sfitto privato depositata lo scorso novembre e tuttora in attesa di riscontro da parte dell’amministrazione comunale, sono chiare:
Una città che ospita Olimpiadi all’insegna dell’inclusione e della sostenibilità non può ignorare che centinaia di famiglie non sanno come continuare a pagare l’affitto o attendono da anni l’assegnazione di un alloggio popolare.
Come RiAbitare Rho chiediamo che il Comune utilizzi la “legacy” olimpica non solo come occasione di immagine, ma come leva per politiche concrete sul diritto alla casa.