Categoria: Olimpiadi Milano-Cortina 2026

  • Nella Rho “città olimpica” la vera priorità rimane il diritto alla casa

    A meno di un mese dall’apertura dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, con la Fiera pronta a ospitare lo speed skating e le gare di hockey su ghiaccio, il Comune di Rho è concentrato sulla promozione del grande evento, tra iniziative pubbliche e vetrine dedicate. Ma mentre Rho si tira a lucido per mostrarsi al mondo, i dati ufficiali sull’abitare raccontano un’altra storia. Per chi vive e lavora nella nostra città, la priorità non sono i Giochi Olimpici, ma la possibilità di avere un tetto sopra la testa. Liste d’attesa infinite per un alloggio popolare, sfratti, affitti fuori portata e precarietà abitativa restano problemi strutturali irrisolti. La scintillante vetrina olimpica dura poche settimane. L’emergenza casa, invece, continuerà anche dopo che lo show olimpico sarà concluso. Ed è su questo terreno che si misura davvero la capacità di un’amministrazione di rispondere ai bisogni reali della propria comunità.

    I numeri ufficiali dell’Ambito del Rhodense

    Il Piano triennale e il Piano annuale dell’offerta abitativa – approvati dall’Assemblea dei Sindaci il 18 dicembre 2025 – mostrano una situazione drammatica, ulteriormente aggravata dalla perdurante assenza di politiche abitative in grado di fornire una risposta adeguata ai bisogni del territorio.

    Per i circa 174.000 residenti dei nove Comuni dell’Ambito del Rhodense, il patrimonio complessivo di alloggi destinati ai Servizi Abitativi Pubblici (SAP) supera di poco le 2.000 unità (990 comunali e 1.032 di proprietà ALER). Si tratta di una consistenza di stock che non coincide con gli alloggi effettivamente assegnabili, perché include unità già assegnate o temporaneamente indisponibili. Al patrimonio SAP si affiancano 20 alloggi comunali di Servizi Abitativi Sociali (SAS) e 51 SAS di proprietà ALER, mentre l’offerta di Servizi Abitativi Transitori (SAT) è estremamente limitata (7 alloggi), pur rappresentando lo strumento principale per la gestione delle emergenze. Inoltre, siccome programmazione e assegnazioni avvengono su base d’Ambito, gli alloggi che si rendono disponibili nel Comune di Rho rientrano nel bacino di domanda di tutti i residenti dell’Ambito, non esclusivamente dei residenti di Rho.

    Quante case pubbliche ci sono davvero

    Per il Comune di Rho questo si traduce in 20 alloggi SAP comunali e 15 SAP ALER, oltre a 2 SAS e a un solo alloggio SAT sull’intero triennio, per un volume di assegnazioni che si attesta mediamente su poco più di una decina all’anno.

    In presenza di una crescente pressione della domanda abitativa, come dimostrato dal fatto che nell’ultimo anno 878 famiglie hanno presentato domanda di alloggio popolare, nel triennio 2026–2028 l’offerta abitativa prevede tuttavia soltanto 132 alloggi SAP, 11 SAS e 7 SAT sull’intero Ambito Rhodense.

    Considerando le sole domande raccolte allo Sportello Unico d’Ambito (che rappresentano oltre il 50% del totale), la quota di nuclei con ISEE compreso tra 10.140 e 16.000 euro – la cosiddetta “fascia grigia”, che non rientra nei sostegni per i più poveri ma non riesce a sostenere i prezzi di mercato – è passata dall’11,4% al 19,9%.

    Il 22,8% dei nuclei ha inoltre dichiarato di presentare per la prima volta una domanda di accesso all’edilizia residenziale pubblica, segnale che l’emergenza abitativa sta coinvolgendo anche soggetti che finora avevano trovato soluzioni nel mercato privato.

    Mercato degli affitti inaccessibile e patrimonio non utilizzato

    A Rho le famiglie in affitto sono circa 4.500, a fronte di oltre 17.000 famiglie proprietarie. Il canone medio di mercato è pari a 9,35 €/m², sensibilmente superiore alla media dell’Ambito (7,91 €/m²), collocando Rho tra i comuni più cari del territorio.

    A Rho, secondo una ricerca del Politecnico di Milano del 2020, risultano circa 1.550 abitazioni “potenzialmente disponibili” riconducibili a medi e grandi proprietari (soggetti che possiedono almeno 6 abitazioni in piena proprietà). In un contesto di affitti elevati e crescente difficoltà di accesso alla casa, la presenza strutturale di migliaia di alloggi potenzialmente vuoti a Rho rappresenta una contraddizione che richiede politiche attive di messa a disposizione del patrimonio inutilizzato.

    Accordi locali a favore della rendita immobiliare

    Il Piano segnala inoltre una situazione anomala sugli accordi locali per il canone concordato a Rho. Nel 2024 sono stati depositati due accordi distinti, entrambi caratterizzati da valori medi al metro quadro molto elevati. Tali importi rendono i canoni concordati in alcuni casi allineati o persino superiori ai valori di mercato. Ne deriva il rischio di affitti non sostenibili per un’ampia parte di popolazione. In pratica, lo stesso strumento che dovrebbe produrre affitti accessibili viene trasformato – anche per scelta degli attori che lo sottoscrivono – in un meccanismo che spinge verso l’alto i prezzi.

    Un’emergenza abitativa sempre più strutturale

    Rho non è solo città olimpica. È al centro di trasformazioni urbane già in corso: l’insediamento delle facoltà scientifiche della Statale a MIND, i progetti di “studentato diffuso” che sottraggono alloggi al mercato ordinario per destinarli a studenti fuori sede e la spinta agli affitti brevi in vista dei Giochi Milano-Cortina 2026 rischiano di alimentare ulteriormente la pressione sugli affitti e di esporre la città a nuovi processi speculativi.

    Questo quadro è descritto nero su bianco da documenti istituzionali del territorio. Non è una previsione astratta: è il contesto reale in cui si troveranno a vivere, fra poche settimane, le famiglie rhodensi mentre avranno inizio le Olimpiadi invernali a pochi chilometri da casa.

    Le richieste della campagna RiAbitare Rho

    Alla luce di questi dati, RiAbitare Rho torna a chiedere al Consiglio comunale e a tutte le forze politiche di assumere impegni verificabili per fronteggiare l’emergenza abitativa e non semplici dichiarazioni di principio. Le richieste, già al centro di una petizione per l’uso sociale dello sfitto privato depositata lo scorso novembre e tuttora in attesa di riscontro da parte dell’amministrazione comunale, sono chiare:

    – Istituzione di un registro comunale delle case sfitte, con obbligo di dichiarazione annuale e sanzioni in caso di omissione.

    Sospensione delle agevolazioni IMU sui canoni concordati fino a quando un accordo locale non garantirà davvero canoni calmierati e non prezzi di mercato mascherati.

    Applicazione della TARI piena sulle case sfitte dei grandi proprietari.

    – Creazione di un Fondo per il Diritto all’Abitare, alimentato proprio dalle entrate IMU e TARI recuperate su case vuote e falsi “canoni calmierati”.

    Incremento consistente degli alloggi popolari, anche destinando a questo obiettivo gli oneri di urbanizzazione dei nuovi interventi edilizi.

    Requisizione temporanea degli immobili lasciati vuoti da anni, da attivare nei casi in cui i proprietari non mettano a disposizione gli alloggi per l’affitto a canoni calmierati.

    Una città che ospita Olimpiadi all’insegna dell’inclusione e della sostenibilità non può ignorare che centinaia di famiglie non sanno come continuare a pagare l’affitto o attendono da anni l’assegnazione di un alloggio popolare.

    Come RiAbitare Rho chiediamo che il Comune utilizzi la “legacy” olimpica non solo come occasione di immagine, ma come leva per politiche concrete sul diritto alla casa.