Categoria: Sfitto

  • Rho “Città Universitaria” o Città Vetrina? La priorità è il diritto alla casa

    🎓 Il Comune di Rho con il convegno “Una casa per chi studia, una città per crescere” ha rilanciato l’idea di “Rho città universitaria”. Un’espressione che suona moderna, attrattiva, dinamica. Ma dietro le parole occorre guardare la sostanza. La cosiddetta “città universitaria” rischia di essere solo un nuovo nome per la “città vetrina”: una città pensata per chi arriva, consuma e riparte, più che per chi la abita tutto l’anno. Una città che misura il proprio successo in posti letto temporanei invece che in diritti garantiti.

    🙋 Per i rhodensi la priorità non è moltiplicare formule di ospitalità, ma riuscire ad avere un tetto sopra la testa a condizioni sostenibili. La discussione sullo studentato diffuso non può diventare un alibi per spostare il baricentro delle politiche pubbliche dall’abitare stabile all’accoglienza temporanea. I numeri forniti da Regione Lombardia mostrano che l’offerta di posti letto per gli ipotetici studenti in arrivo Rho esiste già, ed è in crescita.

    🏠 Oggi sono 1.853 i posti letto complessivi in ambito extra-alberghiero. Tra il 25 settembre 2025 e il 10 febbraio 2026 con il miraggio delle Olimpiadi le strutture sono passate da 389 a 413, mentre i posti letto sono cresciuti da 1.713 a 1.853. Una crescita trainata soprattutto da “case e alloggi privati”: abitazioni residenziali sottratte al mercato ordinario e convertite in ricettività.

    👎 Il problema è evidente. Ogni casa trasformata in stanza per soggiorni brevi è una casa in meno per chi cerca un affitto stabile. Gli affitti brevi competono direttamente con il mercato ordinario: riducono l’offerta, aumentano la pressione sui canoni, rendono più fragile l’equilibrio sociale e arricchiscono i soliti noti.
    Se davvero si vuole attrarre studenti, si utilizzino prima le strutture extra-alberghiere già esistenti, senza erodere ulteriormente il patrimonio abitativo residenziale. Non si può chiamare “città universitaria” un modello che continua a drenare case dal lungo periodo.

    📣 Nel frattempo, i dati ufficiali del Piano triennale e annuale dell’offerta abitativa dell’Ambito del Rhodense parlano chiaro: nell’ultimo anno 878 famiglie hanno presentato domanda di alloggio popolare. Nel triennio 2026–2028 sono previsti solo 132 alloggi SAP su tutto l’Ambito.

    👉 Questo è il cuore della questione. Non la retorica dell’attrattività, ma il diritto all’abitare. Le risorse pubbliche devono concentrarsi su edilizia residenziale pubblica, recupero del patrimonio inutilizzato, regolazione degli affitti brevi e strumenti che garantiscano stabilità alle famiglie. Una città giusta non si costruisce moltiplicando le camere temporanee, ma garantendo case stabili.

    ✊ Rho non ha bisogno di un nuovo slogan. Ha bisogno di una politica abitativa che metta al centro chi la vive.

    SOS Fornace
    Sportello Sociale
    RiAbitare Rho

  • Nella Rho “città olimpica” la vera priorità rimane il diritto alla casa

    A meno di un mese dall’apertura dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, con la Fiera pronta a ospitare lo speed skating e le gare di hockey su ghiaccio, il Comune di Rho è concentrato sulla promozione del grande evento, tra iniziative pubbliche e vetrine dedicate. Ma mentre Rho si tira a lucido per mostrarsi al mondo, i dati ufficiali sull’abitare raccontano un’altra storia. Per chi vive e lavora nella nostra città, la priorità non sono i Giochi Olimpici, ma la possibilità di avere un tetto sopra la testa. Liste d’attesa infinite per un alloggio popolare, sfratti, affitti fuori portata e precarietà abitativa restano problemi strutturali irrisolti. La scintillante vetrina olimpica dura poche settimane. L’emergenza casa, invece, continuerà anche dopo che lo show olimpico sarà concluso. Ed è su questo terreno che si misura davvero la capacità di un’amministrazione di rispondere ai bisogni reali della propria comunità.

    I numeri ufficiali dell’Ambito del Rhodense

    Il Piano triennale e il Piano annuale dell’offerta abitativa – approvati dall’Assemblea dei Sindaci il 18 dicembre 2025 – mostrano una situazione drammatica, ulteriormente aggravata dalla perdurante assenza di politiche abitative in grado di fornire una risposta adeguata ai bisogni del territorio.

    Per i circa 174.000 residenti dei nove Comuni dell’Ambito del Rhodense, il patrimonio complessivo di alloggi destinati ai Servizi Abitativi Pubblici (SAP) supera di poco le 2.000 unità (990 comunali e 1.032 di proprietà ALER). Si tratta di una consistenza di stock che non coincide con gli alloggi effettivamente assegnabili, perché include unità già assegnate o temporaneamente indisponibili. Al patrimonio SAP si affiancano 20 alloggi comunali di Servizi Abitativi Sociali (SAS) e 51 SAS di proprietà ALER, mentre l’offerta di Servizi Abitativi Transitori (SAT) è estremamente limitata (7 alloggi), pur rappresentando lo strumento principale per la gestione delle emergenze. Inoltre, siccome programmazione e assegnazioni avvengono su base d’Ambito, gli alloggi che si rendono disponibili nel Comune di Rho rientrano nel bacino di domanda di tutti i residenti dell’Ambito, non esclusivamente dei residenti di Rho.

    Quante case pubbliche ci sono davvero

    Per il Comune di Rho questo si traduce in 20 alloggi SAP comunali e 15 SAP ALER, oltre a 2 SAS e a un solo alloggio SAT sull’intero triennio, per un volume di assegnazioni che si attesta mediamente su poco più di una decina all’anno.

    In presenza di una crescente pressione della domanda abitativa, come dimostrato dal fatto che nell’ultimo anno 878 famiglie hanno presentato domanda di alloggio popolare, nel triennio 2026–2028 l’offerta abitativa prevede tuttavia soltanto 132 alloggi SAP, 11 SAS e 7 SAT sull’intero Ambito Rhodense.

    Considerando le sole domande raccolte allo Sportello Unico d’Ambito (che rappresentano oltre il 50% del totale), la quota di nuclei con ISEE compreso tra 10.140 e 16.000 euro – la cosiddetta “fascia grigia”, che non rientra nei sostegni per i più poveri ma non riesce a sostenere i prezzi di mercato – è passata dall’11,4% al 19,9%.

    Il 22,8% dei nuclei ha inoltre dichiarato di presentare per la prima volta una domanda di accesso all’edilizia residenziale pubblica, segnale che l’emergenza abitativa sta coinvolgendo anche soggetti che finora avevano trovato soluzioni nel mercato privato.

    Mercato degli affitti inaccessibile e patrimonio non utilizzato

    A Rho le famiglie in affitto sono circa 4.500, a fronte di oltre 17.000 famiglie proprietarie. Il canone medio di mercato è pari a 9,35 €/m², sensibilmente superiore alla media dell’Ambito (7,91 €/m²), collocando Rho tra i comuni più cari del territorio.

    A Rho, secondo una ricerca del Politecnico di Milano del 2020, risultano circa 1.550 abitazioni “potenzialmente disponibili” riconducibili a medi e grandi proprietari (soggetti che possiedono almeno 6 abitazioni in piena proprietà). In un contesto di affitti elevati e crescente difficoltà di accesso alla casa, la presenza strutturale di migliaia di alloggi potenzialmente vuoti a Rho rappresenta una contraddizione che richiede politiche attive di messa a disposizione del patrimonio inutilizzato.

    Accordi locali a favore della rendita immobiliare

    Il Piano segnala inoltre una situazione anomala sugli accordi locali per il canone concordato a Rho. Nel 2024 sono stati depositati due accordi distinti, entrambi caratterizzati da valori medi al metro quadro molto elevati. Tali importi rendono i canoni concordati in alcuni casi allineati o persino superiori ai valori di mercato. Ne deriva il rischio di affitti non sostenibili per un’ampia parte di popolazione. In pratica, lo stesso strumento che dovrebbe produrre affitti accessibili viene trasformato – anche per scelta degli attori che lo sottoscrivono – in un meccanismo che spinge verso l’alto i prezzi.

    Un’emergenza abitativa sempre più strutturale

    Rho non è solo città olimpica. È al centro di trasformazioni urbane già in corso: l’insediamento delle facoltà scientifiche della Statale a MIND, i progetti di “studentato diffuso” che sottraggono alloggi al mercato ordinario per destinarli a studenti fuori sede e la spinta agli affitti brevi in vista dei Giochi Milano-Cortina 2026 rischiano di alimentare ulteriormente la pressione sugli affitti e di esporre la città a nuovi processi speculativi.

    Questo quadro è descritto nero su bianco da documenti istituzionali del territorio. Non è una previsione astratta: è il contesto reale in cui si troveranno a vivere, fra poche settimane, le famiglie rhodensi mentre avranno inizio le Olimpiadi invernali a pochi chilometri da casa.

    Le richieste della campagna RiAbitare Rho

    Alla luce di questi dati, RiAbitare Rho torna a chiedere al Consiglio comunale e a tutte le forze politiche di assumere impegni verificabili per fronteggiare l’emergenza abitativa e non semplici dichiarazioni di principio. Le richieste, già al centro di una petizione per l’uso sociale dello sfitto privato depositata lo scorso novembre e tuttora in attesa di riscontro da parte dell’amministrazione comunale, sono chiare:

    – Istituzione di un registro comunale delle case sfitte, con obbligo di dichiarazione annuale e sanzioni in caso di omissione.

    Sospensione delle agevolazioni IMU sui canoni concordati fino a quando un accordo locale non garantirà davvero canoni calmierati e non prezzi di mercato mascherati.

    Applicazione della TARI piena sulle case sfitte dei grandi proprietari.

    – Creazione di un Fondo per il Diritto all’Abitare, alimentato proprio dalle entrate IMU e TARI recuperate su case vuote e falsi “canoni calmierati”.

    Incremento consistente degli alloggi popolari, anche destinando a questo obiettivo gli oneri di urbanizzazione dei nuovi interventi edilizi.

    Requisizione temporanea degli immobili lasciati vuoti da anni, da attivare nei casi in cui i proprietari non mettano a disposizione gli alloggi per l’affitto a canoni calmierati.

    Una città che ospita Olimpiadi all’insegna dell’inclusione e della sostenibilità non può ignorare che centinaia di famiglie non sanno come continuare a pagare l’affitto o attendono da anni l’assegnazione di un alloggio popolare.

    Come RiAbitare Rho chiediamo che il Comune utilizzi la “legacy” olimpica non solo come occasione di immagine, ma come leva per politiche concrete sul diritto alla casa.

  • RiAbitare: consegnate in Comune le prime 200 firme della petizione per l’uso sociale delle case sfitte a Rho

    Oltre 200 concittadin* hanno sottoscritto la petizione della campagna RiAbitare. Oggi le firme sono state consegnate in Comune.

    Con questa petizione chiediamo a tutte le forze politiche di Rho di misurarsi con le proposte concrete della campagna, perché non basta più riconoscere che l’emergenza abitativa è un dramma solo quando ci sono gli sfratti, con qualche frase di circostanza. Ora servono risposte.

    Ricordiamo le richieste della campagna:

    Nei prossimi anni Rho attraverserà importanti trasformazioni urbane, influenzate anche dalla vicinanza con Milano. L’arrivo delle facoltà scientifiche della Statale a Mind, il progetto di studentato diffuso – un’operazione di marketing territoriale che sottrae case al mercato ordinario per offrirle agli studenti fuori sede aumentando i profitti immobiliari – e le dinamiche legate alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 rischiano di spingere ancora più in alto gli affitti e di trasformare la città in un terreno di speculazione.

    La campagna RiAbitare chiede alle forze politiche che siedono in consiglio comunale di assumersi le proprie responsabilità. Non più slogan o dichiarazioni di principio, ma un impegno pubblico a discutere, calendarizzare e realizzare scelte coraggiose sul diritto all’abitare.

  • La Lega svende il patrimonio abitativo pubblico: una risposta al consigliere della Lega Colombo

    🗣️ Quando il consigliere comunale della Lega, Christian Colombo, dichiara che l’emergenza abitativa vada affrontata “con serietà, equilibrio e attraverso i canali istituzionali”, attaccando l’iniziativa del centro sociale SOS Fornace e di RiAbitare che ha denunciato alloggi vuoti e abbandonati al degrado da un fondo immobiliare, dimentica che è stata la sua stessa parte politica ad aggravare quella emergenza.

    👎 In Lombardia il centrodestra governa ininterrottamente da decenni. Dopo Formigoni e Maroni, dal 2018 è toccato a Fontana, volto della Lega. La “serietà ed equilibrio” di cui parla Colombo hanno prodotto la legge regionale 16 del 2016, che legittima la dismissione del patrimonio ERP. Come sempre le politiche della Lega ovunque governi sono tese a smantellare quel che c’è di pubblico, sempre a fianco e a favore dei grandi proprietari.

    📉 Il piano di alienazioni SAP di Aler Milano – società controllata da Regione Lombardia – prevede la vendita di 1.751 alloggi nel periodo 2020-2025. A questi si sommano le unità che i Comuni cedono autonomamente. A Rho, ad esempio, il Comune ha già venduto 4 appartamenti nel 2023 e ne ha messi all’asta altri 4 nel 2025, con un programma di 19 alloggi in tre anni.

    🏠 Mentre si svende patrimonio pubblico, migliaia di case restano vuote. A Milano oltre 11.000 alloggi Aler risultano sfitti, più di 38.000 su scala regionale. Un patrimonio che potrebbe dare risposte immediate all’emergenza, ma che rimane inutilizzato mentre gli affitti continuano a crescere.

    ❌ Il problema non è solo lombardo. A livello nazionale la Lega governa con un esecutivo che nel 2025 non ha rifinanziato il fondo sostegno affitti e ha stanziato appena 10 milioni per la morosità incolpevole, una cifra ridicola rispetto alla portata del problema.

    🤝 Problema che si manifesta anche sul territorio rhodense, dove sono sempre di più le famiglie che non riescono più a pagare l’affitto e che a causa dei rincari sono costrette a lasciare Rho per spostarsi in comuni meno costosi. Fornace negli ultimi mesi ha dato sostegno a queste famiglie rhodensi mentre il consigliere Colombo perdeva tempo in inutili autoreferenziali commissioni di partito avulse dalla realtà.

    💰 Quanto poi alla “legalità” evocata da Colombo, è bene ricordare che la Lega Nord deve ancora restituire 49 milioni di euro di rimborsi elettorali percepiti illecitamente tra il 2008 e il 2010. Con l’accordo con la Procura di Genova, al ritmo di 600 mila euro l’anno, serviranno quasi 80 anni per chiudere il debito. Prima si salda il conto con la collettività, poi si danno lezioni di etica pubblica.

    🚧 E in Lombardia impossibile non ricordare Expo 2015. Il filone sulla “cupola degli appalti” ha mostrato un sistema fondato su corsie preferenziali e catene di favori. La Lega ha governato la Regione in quegli anni e la responsabilità di quanto accaduto è anche politica, perché i controlli non hanno funzionato e le sentenze della magistratura hanno certificato prassi illecite diffuse nella gestione del denaro pubblico.

    👉 Invitiamo quindi il consigliere Colombo a confrontarsi non con slogan, ma con le proposte concrete della campagna RiAbitare, per l’uso sociale delle case sfitte a Rho. Un percorso pubblico, trasparente e aperto che mette al centro il diritto all’abitare.

    SOS Fornace
    Sportello Sociale
    RiAbitare

    e dichiarazioni del consigliere comunale della Lega Christian Colombo: https://ilrhodense.it/fho-la-lega-condanna-lazione-dimostrativa-di-sos-fornace/

  • Rho, palazzine vuote dei fondi immobiliari mentre si aggrava l’emergenza abitativa

    🏚️ Mentre in città gli sfratti si susseguono incessanti nella sostanziale assenza di risposte pubbliche all’emergenza abitativa, questa mattina un gruppo di attivistə per il diritto all’abitare di Rho ha segnalato con striscioni e fumogeni colorati un’intera palazzina vuota di un condominio in via Capuana 56.

    📌 Oggetto dell’iniziativa una palazzina di proprietà del fondo immobiliare “Scoiattolo”, gestito da Torre SGR, lasciata in parte vuota da anni e abbandonata al degrado. Uno striscione appeso sulla facciata e un corteo interno al quartiere popolare Stellanda – oggetto di importanti interventi di “riqualificazione” come quello dell’area ex CMR-Rotoincisa, ennesimo progetto di edilizia residenziale dai prezzi inaccessibili – hanno denunciato la condizione di degrado di una decina di appartamenti tenuti sfitti e inutilizzati.

    🤑 La palazzina, suddivisa in tre scale, non è però semplicemente lasciata vuota. Come appresto stamani dagli abitanti del quartiere, lo stabile è parte di un piano di dismissione e valorizzazione che prevede, per le scale ancora abitate, lo sfratto per finita locazione entro novembre. Un’operazione che punta a riqualificare l’immobile solo per aumentarne il valore di mercato, rendendo gli appartamenti accessibili esclusivamente a chi può permettersi canoni elevati e fuori portata per chi vive con redditi precari.

    🏠 L’azione rientra nella campagna RiAbitare, che da mesi denuncia lo sfitto dei grandi patrimoni immobiliari e il paradosso di una città in cui si moltiplicano gli sfratti mentre interi stabili restano inaccessibili.

    💰 È un paradosso che nello stesso territorio in cui il bando SAP mette a disposizione solo 11 alloggi Aler per tutta la popolazione dei 9 comuni del Rhodense, resti inutilizzato un intero stabile di un fondo immobiliare con pressocché lo stesso numero di appartamenti. La casa non è vista come un bene primario – e quindi come un diritto – ma come un “asset finanziario”, un titolo su cui speculare mentre le persone faticano a trovare un’abitazione a prezzi accessibili.

    🔑 La finanziarizzazione del mercato immobiliare e di beni fondamentali come la casa produce proprio questo: case vuote e persone senza casa. Non è un problema solo locale, ma un modello di città che a Rho gonfia gli affitti del 44% in dieci anni ed espelle le fasce sociali più povere della popolazione. Questa dinamica si traduce in sfratti in aumento, caro affitti, attese infinite per un alloggio ERP e persone costrette a spostarsi sempre più lontano.

    👉 Con la campagna RiAbitare ribadiamo le nostre proposte: una mappatura pubblica dei grandi patrimoni immobiliari e sanzioni severe contro lo sfitto ingiustificato. Se esistono immobili abbandonati da anni, come la palazzina di via Capuana 56, la risposta non può che essere la requisizione e la loro destinazione a chi oggi non ha una casa.

    🤝 Con l’iniziativa di oggi abbiamo voluto esprimere anche la nostra solidarietà al Leoncavallo nel giorno del grande corteo milanese in risposta allo sgombero che ha privato lo storico centro sociale della propria sede di via Watteau. Difendere gli spazi sociali significa opporsi alla gentrificazione e a un modello urbano piegato alla rendita e alla speculazione edilizia che stanno trasformando la città in un terreno di profitto per pochi.

    SOS Fornace
    Sportello Sociale
    RiAbitare