Tag: Diritto alla casa

  • Petizione RiAbitare: il Comune riconosce l’emergenza abitativa, ma se ne lava le mani

    Petizione RiAbitare: il Comune riconosce l’emergenza abitativa, ma se ne lava le mani

    Il 18 giugno il sindaco Andrea Orlandi ha risposto alla petizione della campagna RiAbitare, protocollata il 13 novembre 2025 e firmata da oltre 200 persone. Dopo sette mesi, la risposta riconosce la gravità dell’emergenza abitativa, ma non indica impegni concreti né tempi certi. Prevale una ricostruzione dei limiti delle competenze comunali, mentre le scelte possibili vengono rinviate o lasciate a valutazioni future.

    Restano senza risposta chiara questioni decisive: le agevolazioni IMU sui canoni concordati, la TARI sulle case vuote dei grandi proprietari, il registro degli immobili sfitti, il Fondo per il diritto all’abitare, la destinazione di parte degli oneri di urbanizzazione agli alloggi popolari e la possibilità di intervenire sugli immobili lasciati inutilizzati da anni.

    La cautela riservata alle misure per rispondere all’emergenza abitativa contrasta con la rapidità con cui vengono accompagnate le operazioni immobiliari private sul territorio. Quando si tratta di nuove trasformazioni urbane, il Comune sembra muoversi con convinzione. Quando invece si parla di censire le case vuote, sostenere gli affitti, prevenire gli sfratti e aumentare l’offerta di abitazioni accessibili, tutto viene rimandato.

    Non chiediamo al Comune di sostituirsi a Regione e Governo. Chiediamo che eserciti fino in fondo le proprie responsabilità e dica con chiarezza che cosa intende fare ora. I sei punti della petizione devono essere discussi in Consiglio comunale, rendendo chiaro ai rhodensi che cosa l’amministrazione comunale intenda fare per garantire il diritto a un’abitazione accessibile.

    Dopo sette mesi, non basta riconoscere l’emergenza. Serve una scelta politica: difendere il diritto alla casa oppure accettare una Rho sempre più costosa e sempre meno accessibile a chi ha redditi medi o bassi.

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  • “La casa è un diritto, non un sogno”: sanzionato West MI, verso l’incontro pubblico “Una casa per tutt*, una città a misura di chi la vive”

    “La casa è un diritto, non un sogno”: sanzionato West MI, verso l’incontro pubblico “Una casa per tutt*, una città a misura di chi la vive”

    “LA CASA E’ UN DIRITTO, NON UN SOGNO”: SANZIONATO WEST MI verso l’incontro pubblico “Una casa per tutt*, una città a misura di chi la vive ” del 28 maggio

    🏠 A Rho la casa sta diventando un privilegio. Mentre si presentano nuovi progetti immobiliari spacciandoli per “rinascite” del centro cittadino, dentro queste operazioni – da West-Mi all’ex CMR-Rotoincisa – non c’è nemmeno una casa con un affitto davvero accessibile.

    🔑 La casa non può essere raccontata come un sogno individuale da inseguire a fatica, come sfacciatamente sbandierato – in spregio della popolazione che a causa dell’emergenza abitativa viene espulsa dalla nostra città – alla presentazione del progetto di edilizia residenziale per ricchi West Mi, che recentemente ha anche ricevuto l’avvallo e la “promozione” dell’amministrazione Orlandi. Se un appartamento arriva a costare 4 mila euro al metro quadro – è sempre il caso di West MI, ma per l’ex CMR-Rotoincisa ci aspettiamo prezzi addirittura più alti – siamo davanti a un’operazione di selezione di classe.

    🎨 Noi crediamo che la casa e l’abitare siano diritti da difendere e rendere effettivi con politiche pubbliche. Per questo oggi l* attivist* per il diritto alla casa del territorio hanno sanzionato il cantiere di West Mi su Corso Europa vergando la scritta a vernice “La casa è un diritto, non un sogno” dando voce alle giuste rivendicazioni della campagna RiAbitare tra fumogeni colorati. Rho non è uno showroom del mattone. È fatta da chi ci vive. O si difende il diritto all’abitare, o si accompagna una trasformazione che lascia spazio soprattutto alla rendita e all’espulsione da Rho della parte più povera della popolazione.

    👉 Di questi temi discuteremo giovedì 28 maggio alle 21.00 al CentRho di Piazza San Vittore 24 nell’incontro pubblico Riabitare Rho – Una casa per tutt*, una città a misura di chi la vive con Lucia Tozzi, Giacomo Manfredi del SICeT-Cisl Rho, student* di Città Studi e Gianandrea Piccinini dell’Osservatorio PNO, che presenterà il progetto Steccone Popolare.

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  • Bilancio 2026-2028: sul diritto alla casa ancora troppo poco, mentre si finanzia lo studentato diffuso

    Bilancio 2026-2028: sul diritto alla casa ancora troppo poco, mentre si finanzia lo studentato diffuso

    🏡 Nel bilancio comunale 2026-2028, con un emendamento approvato all’unanimità dal Consiglio comunale, trova spazio anche un fondo da 20 mila euro per “Rho città universitaria – studentato diffuso”. Non è tanto la cifra in sé a colpire, quanto la priorità politica che rivela: mentre si apre un canale dedicato agli studenti fuori sede, il bisogno abitativo dei residenti continua a non trovare una risposta all’altezza.

    👎 Nel capitolo che dovrebbe sostenere il diritto alla casa, il Comune stanzia, per il 2026, 573.282,46 euro di spesa corrente e appena 406,55 euro di investimenti. Le voci più pesanti sono 105 mila euro per la morosità incolpevole e 395.444,96 euro per gli assegnatari SAP in difficoltà economica: misure utili, certo, ma che intervengono quando il problema è già esploso. Tolte queste poste, restano circa 72 mila euro, destinati soprattutto al potenziamento dell’agenzia per l’abitare e a un ulteriore sportello a Lucernate. Troppo poco per parlare di una politica strutturale sull’abitare.

    🏗️ Anche il programma dedicato all’edilizia residenziale pubblica conferma questa impostazione: si investe soprattutto su riqualificazione energetica, recupero edilizio e rifunzionalizzazione del patrimonio esistente. Non si vede invece una scelta netta per aumentare l’offerta di case popolari o di alloggi a canone calmierato per residenti, giovani del territorio e nuclei sotto sfratto.

    📉 Nella stessa direzione va anche il piano di alienazione degli alloggi comunali 2023-2026, che prevede la vendita di 19 alloggi per un valore complessivo di 1,4 milioni di euro: ad oggi ne sono stati effettivamente venduti 3 per poco meno di 230 mila euro. La scelta di vendere il patrimonio ERP dice molto della volontà politica della maggioranza di centrosinistra che governa la città.

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