L’amministrazione Orlandi presenta il progetto West Mi, nell’area ex Diana De Silva, come il segno della rinascita del centro. Il sindaco parla di “trasformare il degrado in comunità” e di “ridare vita” a uno spazio urbano centrale. La “città a dimensione d’uomo” proposta da Orlandi si traduce in tre torri, per circa cento nuove abitazioni, con prezzi intorno ai 4 mila euro al metro quadro e senza neppure un alloggio a canone calmierato.

A Rho si riqualificano aree dismesse e si parla di rilancio. Ma per chi? Perché intanto i prezzi di vendita in centro superano i 2.600 euro al metro quadro, gli affitti continuano a salire e per chi ha bisogno di una casa popolare non si costruisce più nulla. I dati più recenti sul piano dell’offerta abitativa dicono che nel 2025 le domande di alloggio popolare sono state 878. Nel triennio 2026-2028, in tutto l’Ambito rhodense, sono previsti solo 132 alloggi SAP. Per Rho questo significa 20 alloggi SAP comunali e 15 ALER in tre anni, cioè poco più di una decina di assegnazioni l’anno. Da una parte ci sono nuove case messe sul mercato a prezzi fuori portata per gran parte delle famiglie. Dall’altra c’è una domanda abitativa enorme e un’offerta pubblica che resta del tutto insufficiente.

Questa sarebbe la città che rinasce? A noi pare piuttosto una città che si trasforma a misura della rendita e lascia indietro chi ha un lavoro normale, chi è precario, chi vive con una pensione bassa, chi mette insieme lo stipendio mese per mese. Si riempiono i comunicati di parole come comunità, quartiere, rinascita. Poi però, in quella stessa città, sempre più persone sono costrette ad andarsene perché non riescono a permettersi una casa.
Con la campagna RiAbitare diciamo da tempo che servono strumenti per rimettere in uso il patrimonio sfitto, più case popolari e una scelta politica chiara che rimetta al centro il bisogno abitativo e non la rendita immobiliare.

Ancora una volta si usa la parola “rigenerare” per raccontare una realtà che va nella direzione opposta: una città dove chi è ricco può comprare e restare, mentre chi vive con stipendi normali viene spinto ad allontanarsi. WestMi è semplicemente una speculazione immobiliare spacciata per interesse pubblico.
Noi vogliamo un’altra idea di città: una città in cui il diritto all’abitare venga prima della rendita, in cui il centro non diventi uno spazio esclusivo per pochi e in cui nessuno sia costretto ad andarsene per il costo della casa. Una città che non espelle, ma tiene insieme le persone, i quartieri e i bisogni reali.
SOS Fornace
Sportello Sociale
RiAbitare

